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Paragrafo 3 . Il comunismo.

     
Introduzione.

Dall'utopia alla scienza.
     
Il  comunismo,  nel  pensiero di Marx ed Engels, si  spoglia  di  ogni
connotazione  utopistica,  proprio perch inserito  all'interno  della
concezione materialistica della storia: la differenza fra  utopia  e
scienza  non  consiste  infatti nel carattere  di  maggiore  o  minore
realizzabilit  della  societ comunista o nel fatto  che  la  societ
descritta  nel  marxismo  sia  pi  vicina  alla  realt,   ma   nella
individuazione del percorso che porta al comunismo.
     Ogni  utopia - come abbiamo visto, a partire da quella  platonica
-  non si presenta come irrealizzabile o come illusione, bens  come
modello  e  come  progetto cui conformare da  subito,  passo  dopo
passo,  la  realt. Tutti gli utopisti del passato, per, non  avevano
individuato in maniera scientifica gli strumenti con cui realizzare il
loro  progetto:  o  meglio,  avevano  pensato  che  la  ragione  fosse
sufficiente a costruire una societ giusta, libera dalla superstizione
e dall'oppressione dell'uomo sull'uomo.
     
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     La  ragione  dei  filosofi del sedicesimo e  del  diciassettesimo
secolo  (Th.  More,  T.  Campanella,  F.  Bacon),  come  quella  degli
illuministi  del secolo successivo,  per una ragione  astratta,  che
considera se stessa depositaria di valori e di princpi universali che
possono costituire la base e la struttura della societ perfetta.
     Il  materialismo storico, invece, ha dimostrato che i princpi  e
i   valori   della  ragione  (come  tutto  il  pensiero  umano)   sono
riconducibili, in generale e in ultima istanza, a fattori economici  e
che,  quindi,  sono  suscettibili  di trasformazioni  anche  radicali,
conseguenti   al  variare  delle  condizioni  sociali  ed  economiche:
Abbiamo   visto  scrive  Engels  come  i  filosofi   francesi   del
diciottesimo  secolo,  coloro  che  prepararono  la  rivoluzione,   si
appellassero  alla  ragione  come unico giudice  di  ci  che  esiste.
Dovevano  istituirsi uno Stato secondo ragione e una  societ  secondo
ragione  e  tutto  ci  che contraddiceva alla ragione  eterna  doveva
essere eliminato senza misericordia. Abbiamo visto del pari che questa
ragione  eterna  in realt non era altro che l'intelletto  idealizzato
del cittadino della classe media che proprio allora andava evolvendosi
nel borghese moderno(46).
     
Il comunismo come continua trasformazione della realt.
     
Non  esistono  valori  e  princpi  eterni;  la  realt  si  trasforma
perennemente:  dunque il comunismo non pu essere la realizzazione  di
valori  dati  una  volta per sempre, ma deve esso stesso  configurarsi
come  processo. Abbiamo gi ricordato la definizione di comunismo data
da  Marx ed Engels: Il comunismo per noi non  uno stato di cose  che
debba   essere  instaurato,  un  ideale  al  quale  la  realt   dovr
conformarsi.  Chiamiamo comunismo il movimento reale che  abolisce  lo
stato di cose presente(47).
     L'elemento portante della trasformazione della societ  in  senso
comunista    -  per  Marx  ed Engels - l'abolizione  della  propriet
privata dei mezzi di produzione e la conseguente abolizione del lavoro
salariato. Come abbiamo gi detto - e come vedremo ancora fra  poco  -
sono i rapporti di produzione che determinano la situazione sociale e,
quindi,  solo  eliminando il fulcro del modo di produrre capitalistico
(che    appunto  la  propriet privata dei  mezzi  di  produzione)  
possibile dar vita a un diverso tipo di societ.
     Marx  ed Engels non si limitano comunque a indicare semplicemente
gli strumenti attraverso i quali il comunismo pu affermarsi; essi - a
partire  dal  Manifesto  - tratteggiano anche le  caratteristiche  del
comunismo realizzato; cedono al fascino di raccontare la loro  utopia:
Il  comunismo  non  toglie a nessuno il potere  di  appropriarsi  dei
prodotti della societ, toglie soltanto il potere di assoggettarsi  il
lavoro altrui mediante tale appropriazione(48). Inoltre il
     
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     comunismo   sar  abolizione  della  famiglia;(49)  superamento
delle   realt  nazionali  e  degli  stati  (gli  operai  non   hanno
patria);(50)  l'eliminazione  di  tutte  le  verit  eterne,   della
religione  e  della  morale.(51) Infine Marx ed Engels  elencano  una
serie  di  provvedimenti  in positivo che devono  caratterizzare  la
costruzione  della nuova societ, dalla statalizzazione dei  mezzi  di
produzione  e  di  trasporto all'istruzione pubblica  e  gratuita  per
tutti.(52)  Quando  tutte le differenze di classe  saranno  scomparse,
alla vecchia societ subentrer finalmente una associazione in cui il
libero  sviluppo  di  ciascuno  condizione  del  libero  sviluppo  di
tutti(53).

Il partito comunista.
     
La  trasformazione in senso comunista della societ borghese non   un
processo automatico e meccanico, legato in maniera deterministica alle
trasformazioni economiche:  necessario - in stretto legame dialettico
con  queste  -  un intervento consapevole, e in prima  persona,  della
classe rivoluzionaria.
     Le  classi  subalterne - come hanno dimostrato,  ad  esempio,  la
storia  della borghesia e della Rivoluzione francese - sono portatrici
di  interessi antagonistici a quelli delle classi dominanti; ma perch
questi  interessi si affermino  necessario che, accanto allo sviluppo
delle forze produttive, si sviluppi una coscienza rivoluzionaria: cio
che,  innanzitutto,  la  classe prenda coscienza  di  se  stessa  come
classe.
     Anche  a  questo proposito riemerge la concezione marxista  della
storia:  non  gli  individui, ma le classi  sono  i  protagonisti  dei
processi  storici. Fintanto che l'antagonismo di classe  si  manifesta
nell'opposizione  del singolo operaio o di piccoli  gruppi  di  operai
allo  sfruttamento  padronale, l'opposizione pu essere  neutralizzata
anche  se si  espressa in forma violenta (rivolte, distruzione  delle
macchine, eccetera).
     Il   pi  efficace  strumento  nelle  mani  della  borghesia  per
neutralizzare  l'opposizione operaia  la divisione all'interno  dello
stesso  proletariato. I proletari, infatti, rispetto  al  mercato  del
lavoro sono semplicemente merce, cio forza-lavoro in vendita, e anche
per loro valgono le leggi di mercato, prima fra
     
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     tutte  la  concorrenza. Questa si manifesta in  maniera  evidente
quando,  ad  esempio, un gruppo di operai  disposto  a  sostituire  i
lavoratori  in  sciopero, o quando alcuni - spinti dalla  necessit  -
offrono  la loro manodopera a prezzi pi bassi di quelli praticati  in
un'azienda o in una regione.
     Le  divisioni interne al proletariato fanno s che  esso  non  si
comporti  come classe, e che quindi non possa porre in campo tutta  la
sua forza rivoluzionaria.
     Il  partito  comunista  ha  il compito  di  unificare  la  classe
operaia.  In  questo esso  completamente diverso da tutti  gli  altri
partiti,  compresi  quelli che organizzano  i  proletari.  Il  partito
comunista fa propri non gli interessi di una parte o di un settore del
proletariato, bens quelli dell'intero movimento operaio: I comunisti
si  distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da
una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni,
indipendenti dalla nazionalit, dell'intero proletariato, nelle  varie
lotte  nazionali  dei  proletari;  e  dall'altra  per  il  fatto   che
sostengono   costantemente  l'interesse  del  movimento   complessivo,
attraverso  i  vari  stadi  di  sviluppo  percorsi  dalla  lotta   fra
proletariato e borghesia(54).
     I  comunisti, quindi, rispetto a tutti i proletari, rappresentano
la   parte   pi  consapevole,  cosciente  che  -  per  la  difesa   e
l'affermazione dei propri diritti e per l'instaurazione di  una  nuova
societ -  innanzitutto necessaria l'unit della classe operaia:  Lo
scopo immediato dei comunisti  [...]: formazione del proletariato  in
classe, abbattimento del dominio della borghesia, conquista del potere
politico da parte del proletariato(55).
     Il  partito  comunista, pertanto, deve svolgere una  funzione  di
guida  e  di  orientamento  verso tutti  i  proletari,  affinch  essi
acquistino  -  nel  corso  delle loro lotte  -  la  consapevolezza  di
appartenere a una classe.

La rivoluzione e la dittatura del proletariato.
     
L'abbattimento del dominio della borghesia da parte del proletariato
(come  era  accaduto  per  quello  dell'aristocrazia  da  parte  della
borghesia)  non  pu  avvenire  in maniera  indolore,  per  evoluzione
naturale.  Abbiamo visto che solo dalla contraddizione e  dalla  lotta
fra  le classi trae alimento la dialettica dei processi storici.  Solo
attraverso  la  rivoluzione, abolendo con la forza i  privilegi  della
borghesia,  possibile abbatterne il dominio.
     La  rivoluzione cui pensa Marx non si riduce per  a  un  momento
insurrezionale, alla pura e semplice conquista del potere politico. Il
proletariato, infatti, - rispetto alle altre classi che hanno dominato
nei vari periodi della storia dell'uomo - ha caratteristiche e compiti
del  tutto  particolari: esso  destinato ad essere  l'ultima  classe,
quella  che non genera al proprio interno il suo antagonista,  ma  che
porta, anzi, alla fine della divisione della societ in classi.
     
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     Il  proletariato,  pertanto,  una  volta  conquistato  il  potere
politico,  eserciter quel potere anche con la forza  (dittatura  del
proletariato), ma solo momentaneamente e allo scopo di distruggere in
modo   definitivo  la  struttura  economica  che  genera  le   classi,
determinando cos le condizioni per l'abolizione di qualsiasi forma di
dominio,  compreso il proprio. Il proletariato, che nella  fase  della
sua  dittatura  utilizzer anche i tradizionali  strumenti  coercitivi
dello stato borghese (polizia, prigioni, eccetera), garantir la  fine
(l'estinzione) di ogni forma di stato.(56)
